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Istvan Konya
“Senior”, rispettivamente padre e nonno di Stefano
Conia “Senior”, e Stefano Conia il “Giovane”,
è un uomo d’altri tempi. Uno di quegl’uomini
di cui si è perso lo stampo.
Leggendo oggi la storia della sua vita è impossibile
non domandarsi come gli uomini e le donne di quel periodo storico,
siano potuti sopravvivere in un mondo di regimi totalitari,
costretti a privazioni estreme, una
su tutte: la libertà.
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Da sinistra
a destra, dall'alto in basso: Stefano Conia "Il Giovane",
Lajos Konya, Stefano Conia, Istvan Konya "Senior",
Lajos Bela Konya

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E
come sia possibile che dopo tante sofferenze e umiliazioni siano sempre
riusciti a sollevare la testa e continuare a vivere nella speranza
di un futuro migliore. Ma soprattutto mi domando; saremmo in grado
di farlo anche noi?
La famiglia originaria di Istvan Konya "Senior"

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Nato
nel 1919 in una piccola provincia dell’Ungheria, a causa
della recessione che colpisce gran parte della nazione in quegli
anni, la famiglia di Istvan è costretta a spostarsi spesso
da un paese all’altro per motivi di sopravvivenza.
Appena terminate le scuole medie, lui ed il fratello non trovando
lavoro in patria, in accordo con il padre decidono di emigrare
in Francia. |
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Trovano
presto occupazione in una miniera di carbone; il lavoro è
duro ma si guadagna bene, e si riesce a mandare anche qualche
soldo a casa per aiutare la famiglia.
Dopo soli tre anni di permanenza in Francia, nel 1939 a causa
di quell’enorme follia che fu la seconda guerra mondiale,
i due fratelli Istvan e Géza sono costretti ad un avventuroso
e rocambolesco rientro in patria attraversando le Alpi in bicicletta.
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In Francia nel
1936

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Da sinistra
a destra: il secondogenito Lajos Bela, la prima moglie Ilona
e Istvan

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Alla
fine della guerra si diploma fotografo e di li a poco riesce
ad aprire un suo studio. Nel 1944 sposa Ilona Bodor che gli
darà due figli, Istvan jr, poi italianizzato Stefano
e Lajos. Gli affari vanno bene e la famiglia si fortifica; Istvan
riesce a comprarsi una casa e perfino una macchina. Non riesce
però ad accettare il regime totalitario che governa la
propria nazione, e decide che non ne vuole essere connivente. |
Vende le sue proprietà a parenti ed amici ed in gran segreto
tenta la fuga da quell’Ungheria che sente vicina negli affetti,
ma in cui non riesce più a vivere.
Sfortunatamente le serpi più velenose sono sempre quelle che
si aggirano nel giardino di casa, e così uno dei suoi più
cari amici, quasi un “parente”, fa la spia e Istvan con
tutta la sua famiglia viene fermato alla frontiera e arrestato.
Viene condannato a cinque anni di carcere durante i quali, essendo
un carattere forte e non tollerando la situazione che era costretto
a subire, lontano dalla famiglia e privato della libertà, tenta
per ben due volte la fuga. Immancabilmente viene sempre ripreso, e
le due evasioni gli costano purtroppo altri quattro anni di reclusione.
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Nel 1956
l’assetto politico dell’Ungheria cambia, e alla
fine dell’estate viene liberato; ma sette anni sono molti
e quando esce non ha più niente. La moglie stanca di
aspettarlo si è risposata e non gli permette di vedere
i figli, e non ha più né casa, né studio.
Come sempre non si abbandona alla disperazione, e con una macchina
fotografica regalatagli dal cugino, inizia nuovamente a lavorare.
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Dopo
un anno si è già rimesso in piedi e durante l’estate
chiede alla ex moglie di poter trascorrere le vacanze con i figli,
lei acconsente in parte a questa richiesta mandando solo il più
grande dei due: Istvan jr. Alla
fine dell’ estate si rifiuta di rimandare il figlio dalla madre
e da questo momento iniziano le battaglie legali per l’affidamento,
che dopo alcuni anni gli verrà concesso non solo per Istvan
jr, ma anche per il secondo figlio, Lajos.
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Ricomincia
a vivere. Apre un secondo studio e comprendendo la necessità
dei figli di avere una figura femminile accanto si risposa.
Ma la situazione politica che in un primo momento sembrava migliorata,
lentamente torna a farsi difficile. E’ costretto ad entrare
in una cooperativa sociale, e per uno come lui abituato ad essere
libero, questa situazione diventa sempre più pesante.Alla
fine del 1959 un amico gli fa sapere che in un paese vicino
c’è la possibilità di aprire uno studio,
e lui non sopportando più l’ambiente lavorativo
prende la famiglia ed intraprende una nuova avventura. |
Istvan
jr, il figlio più grande si diploma in violino, ottiene la
maturità con buoni voti e trova lavoro nel vicino ospedale.
Lajos, più giovane, intraprende la carriera del padre diplomandosi
in fotografia.
Finalmente
all’ età di 44 anni, avendo aperto un nuovo studio
fotografico nella città di Tatabanya, dove intanto era
tornato nel 1964 e vedendo nel figlio minore, ragazzo coscienzioso,
la capacità di portare avanti l’attività da
solo, decide di seguire il suo sogno più grande. Costruire
violini.
L’incontro tra Istvan e il violino, come lui stesso racconta,
avvenne quando aveva tredici anni. Un amico di scuola gli mostrò
il suo strumento, e lui ne rimase talmente colpito da volerne
avere assolutamente uno. |
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Le
scarse finanze della famiglia purtroppo non permettevano di studiare
il violino, né tanto meno di possederlo. Fu così che
decise di costruirselo. Dopo
essersi fatto regalare il legno da un amico falegname con l’aiuto
di un coltello e di molta volontà riuscì a costruire
lo strumento desiderato. Certo non era bello come quello dell’amico
e aveva la tastiera dipinta, perché non riusciva a trovare
l’ebano; ma non era comunque così male. Soprattutto però
capì che gioia immensa gli dava sentir suonare qualcosa che
le sue mani, la sua anima e il suo cuore avevano costruito.
| Il
figlio con un suo violino

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Questa
passione non abbandonerà mai Istvan, che continuerà
a costruire violini migliorandone sempre di più la qualità
anno dopo anno. Ne costruisce uno anche per il figlio, ed è
proprio l’insegnante di Istvan jr che, notata la buona
fattura dello strumento, si complimenta con il costruttore ed
inizia a presentargli molti musicisti. Per Istvan è un
trampolino di lancio. I suoi violini piacciono, il suo nome
inizia a fare il giro dell’ Ungheria,
ed i musicisti che apprezzano i suoi strumenti sono sempre più
importanti. Anche il grande Maestro David Oistrakh, a Budapest
per un concerto, ebbe ad esprimere pareri lusinghieri sui suoi
strumenti. |
La grande opportunità
arrivò quando incontrò il M°Yehudi Menuhin, a cui
piacquero così tanto da ordinargliene addirittura cinque per
la sua scuola in Inghilterra, e si impegnò ad aiutarlo a ricevere
la documentazione necessaria per recarsi a Cremona ad affinare le
sue tecniche costruttive.
Il Maestro mantiene la parola; dopo poco tempo vengono concessi i
certificati necessari per lasciare il paese e Istvan parte finalmente
per la meta più ambita. Cremona.
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I
primi tempi in Italia non sono facili. Trova alloggio presso
una famiglia di origine Ungherese che lo aiuta ad inserirsi;
le difficoltà però ci sono.
Non parla una parola di italiano, ed è già un
uomo maturo che poco ha da spartire con dei ragazzi tra i quindici
e i vent’anni. Determinato e deciso, durante il primo
anno di scuola termina i cinque violini per Menuhin che avrà
la gioia di consegnargli di persona a Roma, aggiungendone anche
uno come ringraziamento per l’aiuto ricevuto. |
Alla scuola di Liuteria di Cremona
con il compagno di classe Nakamura

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L’instancabilità
nel lavoro e il suo impegno gli danno la possibilità di godere
della stima dei suoi insegnanti. Lui naturalmente la ripaga, aggiudicandosi
per due anni di seguito la medaglia d’oro ad un concorso nazionale
e diplomandosi in seguito ottenendo lo stesso riconoscimento.
Al
lavoro nel suo laboratorio in Ungheria

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Al
ritorno in patria, accolto con tutti gli onori, apre un laboratorio
e inizia a costruire i suoi strumenti. E’ divenuto ormai
un professionista affermato, ed i suoi violini oltre ad essere
molto ricercati tra i musicisti, ricevono anche apprezzamenti
e riconoscimenti in varie competizioni internazionali. Fino al
più importante, la medaglia d’argento alla Triennale
di Cremona del 1976 nella categoria violoncelli. |
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Raggiunto
il successo professionale ad Istvan rimane un unico sogno da
realizzare, costruire una casa con annesso il laboratorio uguale
a quella che aveva visto anni prima in Italia. Ci riesce nel
1992; prende contatti con i proprietari che gentilmente gli
consentono di fare un sopralluogo con un amico architetto e
poco tempo dopo iniziano i lavori di costruzione. |
Ad
una esposizione internazionale con i figli Istvan e Lajos Bela

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In questo luogo,
contornato dai violini che così tanto amava, Istvan Konya “Senior”
si spegne il 15 giugno del 1999, dopo aver dedicato un' intera vita
alla passione ed essere divenuto uno dei migliori liutai Ungheresi
di tutti i tempi.
Il Maestro Istvan Konya "Senior" contornato
dai suoi amati strumenti

Stefano Conia "Il Giovane" (Stefano Konya)
Stefano Conia (Istvan Konya)
Istvan Konya "Senior"